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Longevità e Deuterio: possibilità d'azione
In numerose occasioni, parlando di un integratore alimentare come Cellfood (deutrosulfazyme), soprattutto a seguito della presentazione sulla rivista Reumatismo dei risultati ottenuti nella fibromialgia, ci si è posti il problema della sua attività antiossidante e di quale potesse essere la motivazione della sua azione. Da tutti coloro che si sono occupati e che tuttora si occupano di questo tipo di integrazione è sempre stato evidenziato che una possibile giustificazione della attività antiossidativa di questa molecola fosse connessa al particolare ingombro sterico di un suo componente, il solfato di Deuterio. Il Deuterio è un isotopo dell'idrogeno (per i non addetti, ha lo stesso numero atomico ma un peso atomico differente) ed è l'unico isotopo dell'idrogeno assolutamente non radioattivo. Il Deuterio è quindi più voluminoso e più pesante dell'atomo di idrogeno, e la sua molecola ha quindi un comportamento diverso da quello che ci si aspetterebbe da una semplice e diffusissima molecola di idrogeno.
Questo aspetto era già stato valutato in modo empirico, ma di recente alcune ricerche hanno consentito maggiore chiarezza sul problema. Un lavoro, pubblicato su Rejuvenation Research ha postulato le basi di questa azione (Shchepinov MS, Rejuvenation Res. 2007 Mar;10(1):47-59) considerando che l'incorporazione di un isotopo pesante all'interno di macromolecole le rende più stabili e meno aggredibili dai Radicali liberi. Le specie reattive dell'ossigeno infatti (i cosiddetti ROS) determinano i loro danni ossidativi attraverso un meccanismo che coinvolge in modo limitante la velocità di reazione proprio la molecola di idrogeno. Ove questa sia più pesante e di più difficile coinvolgimento, questa viene ossidata in un tempo decisamente più lungo. In pratica quindi l'incorporazione di alcuni isotopi nelle macromolecole organiche determina una loro maggior resistenza alla ossidazione e alla degradazione. Sul piano pratico, negli esperimenti di questo autore, modelli animali che hanno utilizzato acqua trattata con solfato di deuterio hanno avuto un notevole incremento della sopravvivenza. Un successivo lavoro, pubblicato su Bioessays alla fine del 2007 ha verificato questa ultima ipotesi, e i risultati sono stati di sicuro interesse, stimolando una discreta reazione mediatica su gran parte degli organi di stampa (Shchepinov MS, Bioessays. 2007 Dec;29(12):1247-56). Nel lavoro viene definito che l'assunzione di cibi ricchi in isotopi comporta una maggiore stabilità molecolare, e quando questa cosa è fatta soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo vitale, gli effetti sulla longevità sono anche più intensi.
Dobbiamo pensare che ove il Deuterio è un isotopo NON radioattivo, presente regolarmente in natura, la parola "isotopo" porta spesso a pensare a temi connessi con la radioattività, e infatti una comunicazione scientifica come quella riportata ora rischia di essere fraintesa dalla popolazione. Per capirlo basta inserire sul motore di ricerca di Google la parola "Shchepinov" (autore di questi lavori) e leggere come la sua affermazione sia stata ripresa in modo rilevante dal punto di vista della comunicazione ma in modo del tutto distorto su piano scientifico.
Resta invece confermata la reale importanza di una molecola di questo genere e della vastità di applicazioni cliniche e terapeutiche che ne potranno derivare, oltre a quelle già note. Su queste possibilità sono in atto lavori di ricerca importanti in numerose università italiane ed europee.
Per maggiori informazioni:
http://www.eurosalus.com/notizie-per-medici/notizie-per-medici/longevita-e-deuterio-possibilita-dazione.html
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Dr. Speciani Attilio
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